Parto delle nuvole pesanti – Comunicato stampa e intervista

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BAREZZI LIVE 2011

Parto delle nuvole pesanti

la forza e l’allegria dell’onda calabra

L’ormai celebre complesso etno-rock calabrese chiude il programma del Barezzi Live 2011

Venerdì 28 ottobre – ore 21.00 – Teatro Comunale di Fontanellato

 

Parto delle nuvole pesanti

Mimmo Crudo – Basso, Voce; Manuel Franco  - Percussioni; Salvatore Da Siena – Voce, Tamburello, Chitarre; Amerigo Siranni – Mandolino, Tamburello, Chitarre; Antonio Rimedio – Fisarmonica, Fiati, Tastiera

Comunicato Stampa

A pochi giorni dal trionfale successo del concerto di Raphael Gualazzi al Teatro Regio, tutt’altra musica, ma sempre uguale qualità e divertimento, per il concerto di chiusura del Barezzi Live 2011: sarà infatti il Parto delle nuvole pesanti, una delle band sicuramente più forti ed originali della musica italiana d’oggi, a concludere il ricco e sfaccettato programma del Festival organizzato da è-motivi con un concerto che si preannunicia come al solito trascinante e che si terrà alle 21 di venerdì 28 al Teatro Comunale di Fontanellato.

Parto delle nuvole pesanti: la straordinaria carica comunicativa della musica etnica calabrese innestata nel sound del rock, una miscela esplosiva che fa di ogni loro concerto un evento unico, di trascinante e pieno divertimento. Attivi già dagli anni ’90, sia in concerto che discograficamente, Parto delle nuvole pesanti sta attraversando un periodo di straordinaria apertura verso un nuovo pubblico dopo il successo di Onda calabra, la loro canzone inserita quale tormentone musicale in Qualunquemente, l’ultimo film di Antonio Albanese. Una musica, la loro, piena di energia e al tempo stesso di poesia, tagliente ironia e ritmo musicale miscelato a momenti teatrali, dove i brani del nuovo disco “Magnagrecia” preparano l’arrivo di “Onda calabra”, esaltante finale del loro spettacolo.

Parto delle nuvole pesanti fonde la tradizione musicale mediterranea con il rock e con testi di grande spessore letterario, dando vita a melodie nuove su strumenti antichi con ritmo travolgente e totale coinvolgimento del pubblico. Imperdibile dunque ‘occasione di questo loro concerto a Fontanellato, dove nel piccolo e bellissimo sazio del Teatro Comunale potranno sfoggiare tutta la carica comunicativa della loro musica.

I biglietti per il concerto, del costo di 10 euro, sono già in vendita presso il Parma Point di via Garibaldi a Parma, IAT Casa Cremonini (Fidenza centro) tel 0524 83377 – IAT Fidenza Village (Fidenza Village Outlet Shopping) tel.0524 201 265  HYPERLINK “mailto:info@terrediverdi.it” info@terrediverdi.it e il giorno dello spettacolo presso il Teatro Comunale di Fontanellato.

 

Intervista a Parto delle nuvole pesanti

In cosa differisce “Onda calabra” (colonna sonora portante di “Qualunquemente” il grande successo cinematografico di Antonio Albanese) da “Calabrisella mia? A parte gli scherzi, visto che non in molti al di fuori della Calabria conoscono “Calabrisella mia”, cioè la più famosa canzone folk calabrese, in cosa differisce la vostra musica, che pure fortemente e profondamente si rifà alla vostra terra, dalla più consueta tradizione musicale?

Ci sono molte differenze ma ne vorrei sottolinearne almeno due. La prima è che dal punto di vista musicale la nostra esperienza nasce dal rock e non dal folk e si porta dietro tutti i suoni elettrici di basso e chitarra per non parlare della batteria. La seconda riguarda i testi i quali sono legati più alla canzone d’autore che non alla tradizione della canzone popolare nemmeno in forma di elaborazione. E’ evidente l’influenza dei cantautori italiani, la collaborazione con Claudio Lolli nel rifacimento del suo album più famoso “Ho visto anche degli zingari felici” e la frequentazione del Club Tenco, nella cui rassegna, che si svolge ogni anno all’Ariston di Sanremo, siamo stati già tre volte. E questo è evidente soprattutto negli ultimi due album “Il Parto” e “Magnagrecia” che sono stati definiti, a giusta ragione, un mix “rocketnoautorale”. Però, come tu hai sottolineato, ci sono anche dei punti di contatto. Anche rimanendo nel solco del confronto delle due canzoni “Onda Calabra” e “Calabresella mia”, è innegabile che entrambe sono legate alla Calabria di cui siamo originari, anche se il nostro progetto nasce a Bologna dove viviamo da emigrati universitari…Poi se allarghiamo l’orizzonte all’intero progetto artistico, il vero legame con la tradizione musicale popolare sta nello spirito di questa musica che si traduce nell’uso di alcuni strumenti tradizionali come il tamburello, la fisarmonica e il mandolino, ma a volte anche la zampogna, la lira calabrese e l’organetto, e nei tempi dei brani spesso tipici della tarantella. Ma forse il legame più profondo sta nei testi delle canzoni che riguardano da vicino la Calabria e la raccontano nel nostro maledetto tempo tra poche luci e molte ombre, peraltro come oggi succede in tutta Italia.
Quali sono i punti di riferimento musicali, culturali, poetici, della vostra musica?


Le influenze artistiche sono molteplici anche perché i musicisti del Parto provengono da diverse esperienze. Così vengono fuori influenze che vanno dalle tarantelle del reggino fino alle pizziche salentine, dal fado dei Madredeus al flamenco de Cameron de la Isla, dai Penguin Cafe Orchestra fino a Frank Zappa, da Claudio Lolli fino a De André, da Bregovic a Manu Chao. Solo per citarne alcuni. Ma sinceramente ci possono lasciare tracce episodiche anche Cristicchi piuttosto che Capossela per qualche canzone o anche soltanto un ritornello o una melodia. Ci sentiamo molto spugnosi… e a volte non ne siamo nemmeno consapevoli ma ce ne accorgiamo solo dopo aver composto un brano di essere stati stati influenzati da qualche idea musicale o poetica che avevamo già ascoltato da altri. Quanto ai riferimenti letterari e poetici intanto ci sono autori come Ungaretti, Penna, Hikmet e altri che sono sempre sul comodino. Poi ci sono Kafka e Gogol da cui attingiamo per ironizzare sulle miserie umane…Ma specie ultimamente ci sta influenzando tutta la cultura ambientalista e sociale spesso legata ai problemi della legalità, dell’immigrazione e della povertà e leggiamo saggi antropologici e sociologici di autori come Vito Teti, Franco Arminio, Roberto Saviano ed altri da cui traiamo linfa per i testi delle nostre canzoni, come ad esempio è successo nell’ultimo album “Magnagrecia”.
Voi avete portato la vostra musica anche molto lontano dall’Italia, in concerti che avete effettuato anche in Brasile, Usa, Francia, Croazia, Germania, Spagna, Portogallo, Svizzera, Repubblica Ceka, Austria, Ungheria: come rispondono questi pubblici, appartenenti a culture e tradizioni così lontane, al vostro invito?

Abbiamo suonato anche a Bagdad per la pace alla fine del 2002 mentre stava scoppiando la guerra…Se devo dirti la verità, spesso rispondono meglio che in Italia. Il nostro concerto è molto apprezzato. Forse, come ha sottolineato Marco Abbondanza, direttore artistico del Festival Internazionale “Sete Luas Sete Sois”, che si svolge in molti paesi dell’Europa, dell’Africa e dell’America e che da anni ci invita, il segreto e l’originalità del nostro live stanno nella comunicazione che non si limita solo a quella musicale ma passa anche attraverso il teatro, il cabaret, il mimo, la scenografia e la danza e la scelta dei vestiti e soprattutto dei cappelli che indosso a seconda dei brani che evocano mondi lontani e vicini in cui ciascuno può trovare legami e lasciarsi coinvolgere. Questa comunicazione è aperta e libera e soprattutto imperfetta come noi…

Ma devo dire che in generale c’è molto interesse rispetto alla musica popolare italiana, anche se purtroppo in Italia questo ancora non si capisce e si continua ad avere un pregiudizio nei suoi confronti. Per fortuna le cose negli ultimi anni stanno cambiando grazie anche al contributo che stanno dando il movimento della taranta in Puglia e della tarantella in Calabria i quali stanno facendo cultura tra i giovani.

 

Non vi nascondo che siamo molto curiosi di sapere cosa, e come, avete contaminato, nel senso migliore del termine, di “classico” per questo concerto. Cosa cioè avete preparato del repertorio verdiano per rispondere alla richiesta del Barezzilive?


Intanto diciamo che la musica classica ci piace molto, compresa quella lirica e quindi l’invito l’abbiamo accolto con piacere. Musicalmente è una sfida interessante e non so sinceramente cosa verrà fuori anche se in passato abbiamo avuto qualche altra esperienza del genere, come ad esempio quando abbiamo riarrangiato la Ciaccona di Bach per un cortometraggio che è stato presentato al Festival del Cinema di Torino. Ma certo con Verdi e la lirica il discorso si fa molto più impegnativo. Abbiamo pensato di tirare fuori qualcosa dal “Nabucco”. Forse un “Va pensiero”…Non è un idea originale considerato anche lo sterminato repertorio verdiano ma ci sono ottime ragioni per farlo nell’Italia dei nostri giorni. Potrebbe venire fuori un valzerino popolare…abbiamo immaginato come oggi potrebbe essere ballato nelle balere romagnole così come nelle feste di piazza dei paesini del Sud.
Poi stiamo pensando ad un secondo brano che potrebbe essere la marcia turca di Mozart, o qualcosa del Bolero di Ravel o della Carmen di Bizet. Insomma lasciamo maturare i frutti, e poi li raccoglieremo.

 

 

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Alcune foto casuali del Barezzi Live

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